Fondo di recupero. Questo è il significato di “Recovery Fund“, strumento più volte richiesto dall’Italia con l’obiettivo di limitare le conseguenze della pandemia Coronavirus.  

Da quanto emerso dalle ultime indiscrezioni su come saranno investiti i fondi europei, sembrerebbe che una parte non indifferente sarà dedicata alle filiere agricole in crisi e alla costruzione di nuove aree verdi. 

Come riportato dal piano provvisorio di investimento in cui sono descritti i primi 557 progetti dedicati , due le proposte più interessanti che potrebbero coinvolgere la filiera del verde italiana. 

Il primo prevede l’erogazione di prestiti agevolati a favore delle imprese del settore agricolo più colpite dall’epidemia, con un plafond di 600 milioni di euro (Progetto 173). Il regime di sostegno fa parte di un pacchetto globale di misure e mira a garantire la disponibilità di liquidità sufficiente sul mercato e a contrastare la carenza di liquidità delle imprese a causa dell’epidemia.

Il secondo (Progetto 506), pur non rientrando nelle competenze del Mipaaf vedrebbe coinvolta di riflesso tutta la filiera, con lo stanziamento di 500 milioni di euro per la costituzione di un di un fondo volto ai Comuni in cui le risorse saranno da usare con principi di Green Public Procurement per la progettazione integrata di verde urbano (piazze strade viale alberature di aree residuali), boschi urbani, cinture verdi e molte altre soluzione basate sull’uso del verde. 

Sebbene  l’iter per l’approvazione dei progetti di investimento sia ancora lontano dalla sua conclusione ci auguriamo che, nelle cosiddette filiere agricole in crisi, venga finalmente introdotta anche e soprattutto la catena produttiva del verde (vivaisti, florovivaisti, garden, manutentori, costruttori). Una filiera che più di tutte ha sofferto per le contrazioni di fatturato e la distruzione al macero delle produzioni in periodo lockdown e reclama le stesse attenzioni di comparti già ampiamente supportati come il mondo dell’agroalimentare, lattiero-caseario e biologico.